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Tyler Ramsey – A long dream about swimming across the sea ( cd )

Chi diavolo è Tyler Ramsey? Un giovane chitarrista del North Carolina scoperto dai Band of Horses, e da loro subito cooptato per le esibizioni dal vivo (apre i concerti da solo e poi fa da chitarrista aggiunto per la band). Lunga barba d’ordinanza e acustica al collo, Ramsey inaugura il 2008 con il suo esordio discografico.

“A Long Dream About Swimming Across the Sea” è figlio di molteplici ispirazioni: il finger-picking di Fahey e Kottke; il cantautorato americano anni 70, Jackson Browne (di cui si coverizza “These Days”) e James Taylor più che Neil Young; il sognante indie-folk anni 90, American Music Club e Red House Painters. Una proposta che magari non arriva all’originalità assoluta, ma che non pecca certo in quanto a personalità.

Sono proprio Kozelek (voce) e Fahey (chitarra) a venir subito in mente nella lunga apertura “A Long Dream“, morbida e intensa declamazione su onnipresenti picchettii di chitarra. Arrangiatore garbato e dotato di indubbio gusto, Ramsey conferisce modernità con fili di elettronica (battito e vento “a spazzare”) e classicismo con dei violini. Il vero e proprio cuore dell’album comincia però subito dopo, con gli highlight del disco: la carezzevole “Ships“, che riporta i precedenti elementi a forma-canzone; l’inquieta “Night Time“, infiammata da un sussulto elettrico; l’accorata ballata pianistica “No One Goes Out“.

Brani di valoroso spessore, e nell’ispirazione cristallina e nella scrittura, che mantiene in equilibrio le influenze senza scadere in calligrafie. Episodio questo in cui si inciampa soltanto verso la fine del disco, dove comunque l’elevata qualità dei brani controbilancia il senso di deja-vù. “When I Wake“, ad esempio, è una vera e propria outtake dei Painters, ma richiami simili si sprecano anche nella amorosa “Iris” e nella splendida “Worried“.

Ad agitare le acque, ed evitare indolenze di troppo, ci pensano il divertito strumentale “Chinese New Year” (che unisce pennate bluesy ai maestri “primitivi”) e la movimentata “Once in Your Life“, canzone in tre momenti con tanto di marcetta centrale e finale frizzante con piano rock’n’roll e giri kottkiani.

Probabilmente  “A Long Dream About Swimming Across The Sea” è manna dal cielo per amanti di un cantautorato senza età, ma non per questo passatista.

aprile 15, 2009 at 6:30 PM Lascia un commento


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