Changeling di Clint Eastwood ( dvd )

aprile 2, 2009 at 9:45 am Lascia un commento

Un drammatico fatto di cronaca dell’America puritana, colpevolista e corrotta degli anni Venti, avvenuto a Los Angeles (contraddistinta da sensazionali storie di corruzione, occultamenti e omicidi che hanno avuto forti ripercussioni sugli anni formativi della città) viene portato sullo schermo da Clint Eastwood in modo emozionante e provocatorio, con una carica dirompente che trasborda dall’inquadratura e che non risparmia nulla allo spettatore.

Changeling narra la storia di una donna della classe operaia e della sua lotta per ritrovare il figlio, tra mille difficoltà insormontabili. Una storia, apprendiamo dalle note di produzione, che era ‘destinata a cadere nell’oblio fino a quando un ex giornalista venne casualmente a conoscenza dei fatti e decise di riesumare l’incredibile vicenda della donna”. Christine Collins era davvero dotata di uno spirito irriducibile e di una forte volontà di non arrendersi, e, in quegli anni, mise in ginocchio un intero distretto di polizia corrotto introducendo una nuova era di dignità e di uguaglianza nel rispetto della legge.

La regia del film è magistrale, Eastwood, regista ‘neoclassico” per eccellenza – basta ricordare alcuni suoi titoli come Gli spietati, Million dollar baby o Mystic river – si conferma capace di poter ancora rappresentare una narrazione a tutto tondo, rispolverando lo stile classico hollywoodiano degli anni d’oro. Lo spettatore si trova come immerso nella narrazione e trascinato dagli eventi a tal punto da dimenticare che il film duri quasi due ore e mezzo. Changeling si respira in un unico fiato, entrando da subito in empatia con i personaggi, con il coraggio di una madre (interpretata da Angelina Jolie ancora in odore di Oscar) che non si arrende mai nella sua ricerca disperata del figlio, e con il capo di una chiesa presbiteriana (un John Malkovich che lascia sempre il segno) che si scaglia contro le malefatte e i soprusi della polizia corrotta di Los Angeles.

Gli spunti di riflessione, insomma, sono tanti, forse anche troppi: la critica ai Poteri Forti, allo Stato come Istituzione sociale che dovrebbe pensare al bene e alla salute dei cittadini (e non il contrario), fino all’accusa nei confronti dell’ordinamento costituzionale americano, nato in un clima di forti contrasti civili e razziali e che si porta dietro una carica reazionaria e punitiva, resa evidente dalla pena di morte ancora oggi in vigore.

Una regia magistrale dunque ma anche ‘spietata”, dicevamo, che non fornisce alcun filtro allo spettatore: osserviamo esterrefatti la sequenza di un elettroshock e assistiamo per intero alla esecuzione di una condanna a morte per impiccagione. Seppure la seconda parte del film vada alla ricerca di un finale accomodante e buonista, esaltando la vittoria dei buoni e la sconfitta dei cattivi (come del resto è da sempre nella migliore tradizione hollywoodiana, seppur d’autore) e non riuscendo a sostenere la drammaticità e la tensione della prima parte, l’impressione che abbiamo è che si sia sfiorato il capolavoro (se ancora è lecito parlarne) e consigliamo di vedere questo film, sicuramente di ottima fattura ma per stomaci forti.

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