Non desiderare la donna d’altri / Non uccidere – K. Kieslowski ( dvd )

febbraio 21, 2009 at 1:20 PM Lascia un commento

Come negli altri capitoli del Decalogo, siamo in un casermone anonimo di Varsavia, dove il diciannovenne Tomek, venuto dall’orfanotrofio, abita una camera nell’appartamentino d’un amico. Impiegato all’ufficio postale del quartiere, accudito dalla vecchia madre dell’amico, Tomek non sa nulla dell’amore ma è ghiottissimo della dirimpettaia, una Magda sui trent’anni che la sera, quando la donna si spoglia, egli spia dalla finestra col cannocchiale. E con la quale cerca nei modi più diversi di entrare in contatto: convocandola in ufficio per un falso vaglia postale, improvvisandosi garzone del lattaio per vederla al mattino in vestaglia, telefonandole per sentire la sua voce. Per interrompere le sue espansioni con uno sconosciuto le fa piombare in casa gli operai del gas, ma viene il giorno che, non potendo più reggere la disperazione, le rivela il proprio segreto. Dapprima Magda lo insulta, poi addirittura lo provoca facendo l’amore con lo sconosciuto davanti alla finestra (e Tomek si lascia picchiare dall’amico di lei), finché la donna, incuriosita dal suo appassionato perseverare e abbandonata dal proprio amante, se lo porta in casa. Dove il ragazzo è vinto dall’emozione col solo sfiorarle le gambe, e lei vuol fargli credere che l’amore stia soltanto nel provare un attimo di piacere. Turbato da quelle parole, Tomek scappa e si taglia le vene. Quando Magda viene a saperlo, lo cerca per chiedergli perdono, ma non riesce a rintracciarlo, né la padrona di casa di Tomek intende aiutarla. Tornato dall’ospedale, il ragazzo l’ha in casa, ma a Magda è vietato avvicinarlo. Se lui è uscito adulto da quell’esperienza, a lei non resta che rimpiangerlo. Si mette al cannocchiale, e guardando verso il proprio appartamento vede se stessa confortata da Tomek. Trova nel sogno ciò che si è lasciata sfuggire, e ora sorride…
Il titolo italiano fa un gran pasticcio, perché quello originale, «Breve film sull’amore», si riferiva al sesto comandamento, «Non commettere atti impuri», anziché al nono «Non desiderare la donna d’altri», ma grazie al doppiaggio soddisfacente l’operina di Kieslowski (nemmeno un’ora e mezzo) esprime tutta la sua carica morale e la sua forza stilistica con ammirevole intensità. Kieslowski, anni 48, uscito dall’esperienza amarissima della Polonia comunista con una totale indifferenza ai destini collettivi, è oggi tutto impegnato nell’analisi dell’individuo e dei suoi problemi perenni. Se porta sul piccolo e sul grande schermo storie ispirate ai Dieci comandamenti, non è per richiamarci all’obbligo di osservarli ma per confrontarne i duri moniti con la complessità del reale. Nel suo film non c’è alcun riferimento storico o politico. C’è la rappresentazione della sofferenza umana attraverso i ritratti d’un ragazzo vergine e d’una donna matura che la vita ha deluso ma non ancora bruciato. C’è la persuasione che l’amore è necessario, forma della carità, ma spesso è difficile riconoscerlo nel groviglio di sentimenti che nutriamo (vedete la padrona di casa di Tomek, che vuole proteggerlo ma anche difendere se stessa dalla solitudine…). Guidato da un occhio asciutto, Kieslowski racconta il suo apologo con immagini, e brevi battute, di semplicità assoluta, dense di verità. Le accompagna con qualche rintocco musicale, ci aggiunge un pizzico di humour, e ci trascina con una crescente tensione che fa pensare a Bresson. Con pochissimi mezzi ci dà una gamma larga di emozioni, e ci fa conoscere un’attrice brava. Si chiama Grazyna Szapolowska, che recita con intelligenza accanto al giovanissimo Olaf Lubaszenko.

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