Archive for febbraio 20, 2009

Van Morrison – Astral weeks Live at the Hollywood Bowl ( cd – 2lp )

 “Astral weeks” fu di fatto il primo disco di Van Morrison dopo i Them. Nel 1967 era uscito “Blowin’ your mind“, compilato senza il parere dell’artista.
L’anno dopo, Van Morrison firma per la Warner e consegna il primo di una lunga serie di capolavori. Questo album è forse meno famoso di quello che lo ha seguito, “Moondance“, e il motivo fu che la Warner non ci lavorò granché. Van Morrison – notorio pignolo e rompiscatole, vuole la leggenda – non è mai stato contento di quell’album, e così ha deciso di reinciderlo a 40 anni di distanza. Lo ha fatto con due concerti dal vivo a Los Angeles, di cui questo album è la documentazione.
Ora, premesso che “Astral weeks” era e rimane un capolavoro checché ne dica l’autore, anche qua non si scherza. La scaletta originale è stata cambiata, per esempio spostando verso l’inizio la lenta “Slim slow slider“, che chiudeva il disco. Questo onore ora è lasciato a “Madame George“, che ha invertito la posizione con “Ballerina“. Il disco si chiude con un paio di bonus tracks non comprese sull’album originale, tra cui “Listen to the lion“, che è anche il nome della nuova etichetta autonoma di Van Morrison.
Rispetto alla versione originale di “Astral weeks”, le canzoni sono dilatate, spesso con improvvisazioni o con code che citano altri brani. Più che un “cover album”, “Astral weeks Live at the Hollywood Bowl” va inteso semplicemente come un gran bel disco dal vivo, che riporta Van Morrison ad un suono più vicino a quello dei primi dischi. Non che “Keep it simple” o “Magic time” – gli ultimi due album “normali”, inframezzati dal tributo al country di “Pay the devil” – fossero brutti. Ma è dal vivo che Van Morrison ti sposta, se è in vena giusta, e se sceglie le canzoni giuste del suo repertorio. Qua entrambe le condizioni sono rispettate, e il risultato è spettacolare.

(Gianni Sibilla)

febbraio 20, 2009 at 11:56 am 1 commento

Morrissey – Years of refusal ( cd – cd+dvd – lp )

Morrissey torna al rock, dicono le cronache. Del terzo disco dell’ex cantante degli Smiths dopo il suo ritorno sulle scene con “You are the quarry” si è detto molto, forse troppo.
Il disco è pronto dallo scorso anno, ma poi è stato rimandato per pubblicare un greatest hits. Sulla sua lavorazione circolano diverse voci: si dice che che Tony Visconti (storico produttore di David Bowie e del precedente “Ringleader of the tormentors”) sia stato licenziato, anche causa di una dichiarazione poco felice della sua protetta Karen Young durante un concerto di apertura di Morrisey. Voci smentite, sta di fatto che Morrissey è tornato a lavorare con Jerry Finn, produttore di “You are the quarry”, che poi è morto a soli 39 anni un mese dopo il completamento del disco.
Sia quel che sia, “Years of refusal” è un disco che conferma il buon stato musicale di Morrissey. E’ vero, Moz è tornato a fare rock, con canzoni schitarrate come “Something is squeezing my skull” “All you need is me” (peraltro già inclusa nel greatest hits dello scorso autunno, come “That’s how people grow up”). A dire il vero, quando Morrisey sceglie questi suoni, quelli sono i momenti in cui si sente di più la mancanza dell’ex sodale negli Smiths Johnny Marr. Poi ci sono gemme di pop orchestrale come il singolo “I’m throwing my arms around Paris“.
Personalmente, preferisco questi ultimi momenti, che i suoni troppo carichi e saturi di buona parte del disco. Ma Morrissey è Morrisey, e stiamo parlando comunque di un disco di ottimo livello.

(Gianni Sibilla)

febbraio 20, 2009 at 11:50 am Lascia un commento


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