Andrew Bird – Noble beast ( cd – 2cd – 2lp )

febbraio 18, 2009 at 1:04 PM 1 commento

Nobile animale, l’uomo: tra le pieghe del suo cuore la realtà si rende trasparente a sé stessa. Bestiale come ogni altra creatura, eppure sempre animato da una scintilla misteriosa. Animale, ma non solo animale: “a-non-animal”, per dirlo con il pittoresco neologismo creato da Andrew Bird per il suo nuovo disco.
“Noble Beast” è un variopinto microcosmo popolato di esseri bizzarri e di innocui sociopatici, un miraggio partorito dalla fantasia di un violino incantato: basta un cenno di archetto per spazzare via in un istante tutte le incertezze lasciate da Armchair Apocrypha, restituendo Andrew Bird all’essenza del proprio talento.

Fin dal modo in cui la melodia di “Oh No” si presta all’intreccio tra la voce morbida di Bird e quella della cantante georgiana Kelly Hogan, le ingombranti stratificazioni elettriche del precedente album lasciano il posto a un’anima acustica che rimanda direttamente alle atmosfere di “The mysterious production of eggs“.
Ecco allora riapparire quel fischiettìo vibrante e svagato, quel violino dalle movenze eclettiche, quella voce capace di librarsi con grazia Buckleyana… Ingredienti inconfondibili, ma che non per questo rendono scontata l’alchimia della musica di Andrew Bird: il segreto sta tutto nella leggerezza con cui ogni elemento sa intessersi insieme agli altri, senza che le cesellature della trama finiscano per suonare ridondanti.

Registrato per la maggior parte a Nashville, con le note dei vecchi dischi di Kris Kristofferson e degli Everly Brothers nell’aria, “Noble Beast” non si lascia costringere facilmente in un’unica definizione: tessiture ritmiche e screziature sintetiche offrono direzioni inattese ai brani, trasformando le tinte folk di “Masterswarm” in un lieve incedere dal profumo latino, mentre gli slanci che avvolgono “Nomenclature” assumono un tono quasi radioheadiano, con accenti che solo in “Not A Robot, But A Ghost” si fanno troppo marcati.
Tra battimani e irresistibili volteggi, “Fitz And The Dizzyspells” porta M Ward a lezione dai Fab Four per aggiornare il manuale della perfetta canzone pop. Il velo arpeggiato di “Natural Disaster” e il pianoforte di “Souverian” accarezzano le tenui sfumature del Beck di “Sea change”, il passo dinoccolato di “Tenuousness” rinnova il paragone con l’arguzia del Paul Simon solista; e il violino, come sempre vero protagonista della scena, alterna al caratteristico pizzicato i sapori pastorali di “Effigy” e il fluttuante lirismo di “Anonanimal“.

Sciami di insetti e microscopici protozoi attraversano i versi di “Noble Beast”, sbucando dalla copertina da sussidiario di entomologia della deluxe edition del disco (che aggiunge al programma un secondo cd interamente strumentale, dal titolo “Useless Creatures”). “Solo la melodia è pura, i testi possono essere corrotti”, si schermisce Bird. Ma per un geniale affabulatore come lui, la parola ha un fascino irresistibile.
Parole ironiche e ricercate, parole che si fanno musica per il loro stesso suono: con le proprie parole, l’animale-uomo sa costruire intorno a sé un perfetto specchio di illusioni, riducendo la realtà a un “pallido facsimile” fatto di “false conversazioni a telefoni inesistenti”. Eppure, quelle stesse parole hanno anche il potere di portare con sè “una differente nomenclatura”, di restituire alle cose il loro significato. Nomina sunt consequentia rerum, ammonivano gli antichi. In fondo è proprio in questo che sta la nobiltà dell’uomo: dare alla realtà il suo vero nome.

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  • 1. Curtis Debord  |  giugno 16, 2014 alle 10:29 am

    Curtis Debord

    Andrew Bird – Noble beast ( cd – 2cd – 2lp ) | Alphaville Piacenza – Musica e DVD

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