Archive for febbraio 18, 2009

V/A – Dark was the night ( 2cd – 3lp )

Nel suo ventesimo anno di attività, la Red Hot Organization pubblica la sua ventesima compilation! Il primo dicembre, in occasione della giornata mondiale per la lotta all’AIDS, la 4AD ha annunciato l’ uscita di Dark Was The Night, una compilation a favore della Red Hot Organization. John Carin, fondatore della Red Hot Organization, ha affidato la produzione di questo disco ad Aaron e Bryce Dessner dei The National. In totale sono state registrate appositamente per questa raccolta 32 tracce, che sono ora disponibili su doppio CD e triplo vinile, ed i cui proventi andranno a favore della Red Hot Organization, un’associazione di beneficenza internazionale che si occupa di raccogliere fondi per la lotta all’HIV ed all’AIDS. La Red Hot si fonda sul principio che, sebbene ad oggi non si sia trovata una cura, l’AIDS rimane una malattia che si può prevenire, e la musica è senz’altro un ottimo veicolo per diffondere questo messaggio e creare consapevolezza.

Tra i nomi coinvolti: Antony, Arcade Fire, Beirut, Andrew Bird, Bon Iver, David Byrne, Cat Power, Josè Gonzales, Iron & Wine, My brightest diamond, My morning jacket, Sufjan Stevens, Kevin Welch e Yo la tengo.

febbraio 18, 2009 at 4:59 PM Lascia un commento

Till Bronner – Rio ( cd – 2lp )

Dischi come questo sono disarmanti. Hanno tutto al posto giusto. Nessuna smagliatura. Non danno, almeno apparentemente, alcun appiglio alle feroci zanne dei critici musicali. C’è un produttore importante, Larry Klein, che garantirebbe per tutto. C’è un’etichetta prestigiosa, la Verve, e una casa discografica multinazionale, la Universal, che proteggono dalle tempeste dei mercati. Poi c’è una pletora di ospiti e guest star da far impallidire, e sessionmen che non sono da meno. C’è poi un musicista, Till Brönner, tedesco di Germania, tromba e voce alla Chet Baker, che non si nasconde certo dietro un assolo virtuosistico: sa che fare musica significa comunicare, cercare un pubblico il più vasto possibile. Il curriculum parla chiaro. La sua trasversalità non è una novità. Lo vedi ora impegnato con Dave Brubeck e Ray Brown ora con Snoop Dog e Carla Bruni. Risultato? Nel 2005 diventa il musicista jazz tedesco più venduto nella storia.  Ci aveva già provato con Oceana (2006), sempre prodotto da Klein, a trovare un crossover a 360 gradi.La sua espressività potrà sembrare troppo cool, vellutata, ma alla fine, che faccia cantare come usignoli gente del calibro di Milton Nascimento (“Misterios”, “Tarde”), Sergio Mendes (“Ela e Carioca”), Kurt Elling (“Sim ou Nao”), Luciana Souza (“Aquelas Coisas Todas”) e Vanessa da Mata (“O Que Sera”). Che si affidi alla bravura, come mai ci era dato ascoltare, di Annie Lennox (“Misterios”) e al fascino misterioso di Melody Gardot (“Alta Noite”), non può essere solo pura speculazione alle spalle del cinquantennale della bossa nova o di qualche improvvido ascoltatore. Le sirene nu-jazz e l’elettronica che spesso violenta la poesia dietro le sincopate armonie bossa, per un attimo sembrano lontane mille miglia dalla genuinità patinata di questo disco. Per fortuna.

febbraio 18, 2009 at 1:21 PM Lascia un commento

Andrew Bird – Noble beast ( cd – 2cd – 2lp )

Nobile animale, l’uomo: tra le pieghe del suo cuore la realtà si rende trasparente a sé stessa. Bestiale come ogni altra creatura, eppure sempre animato da una scintilla misteriosa. Animale, ma non solo animale: “a-non-animal”, per dirlo con il pittoresco neologismo creato da Andrew Bird per il suo nuovo disco.
“Noble Beast” è un variopinto microcosmo popolato di esseri bizzarri e di innocui sociopatici, un miraggio partorito dalla fantasia di un violino incantato: basta un cenno di archetto per spazzare via in un istante tutte le incertezze lasciate da Armchair Apocrypha, restituendo Andrew Bird all’essenza del proprio talento.

Fin dal modo in cui la melodia di “Oh No” si presta all’intreccio tra la voce morbida di Bird e quella della cantante georgiana Kelly Hogan, le ingombranti stratificazioni elettriche del precedente album lasciano il posto a un’anima acustica che rimanda direttamente alle atmosfere di “The mysterious production of eggs“.
Ecco allora riapparire quel fischiettìo vibrante e svagato, quel violino dalle movenze eclettiche, quella voce capace di librarsi con grazia Buckleyana… Ingredienti inconfondibili, ma che non per questo rendono scontata l’alchimia della musica di Andrew Bird: il segreto sta tutto nella leggerezza con cui ogni elemento sa intessersi insieme agli altri, senza che le cesellature della trama finiscano per suonare ridondanti.

Registrato per la maggior parte a Nashville, con le note dei vecchi dischi di Kris Kristofferson e degli Everly Brothers nell’aria, “Noble Beast” non si lascia costringere facilmente in un’unica definizione: tessiture ritmiche e screziature sintetiche offrono direzioni inattese ai brani, trasformando le tinte folk di “Masterswarm” in un lieve incedere dal profumo latino, mentre gli slanci che avvolgono “Nomenclature” assumono un tono quasi radioheadiano, con accenti che solo in “Not A Robot, But A Ghost” si fanno troppo marcati.
Tra battimani e irresistibili volteggi, “Fitz And The Dizzyspells” porta M Ward a lezione dai Fab Four per aggiornare il manuale della perfetta canzone pop. Il velo arpeggiato di “Natural Disaster” e il pianoforte di “Souverian” accarezzano le tenui sfumature del Beck di “Sea change”, il passo dinoccolato di “Tenuousness” rinnova il paragone con l’arguzia del Paul Simon solista; e il violino, come sempre vero protagonista della scena, alterna al caratteristico pizzicato i sapori pastorali di “Effigy” e il fluttuante lirismo di “Anonanimal“.

Sciami di insetti e microscopici protozoi attraversano i versi di “Noble Beast”, sbucando dalla copertina da sussidiario di entomologia della deluxe edition del disco (che aggiunge al programma un secondo cd interamente strumentale, dal titolo “Useless Creatures”). “Solo la melodia è pura, i testi possono essere corrotti”, si schermisce Bird. Ma per un geniale affabulatore come lui, la parola ha un fascino irresistibile.
Parole ironiche e ricercate, parole che si fanno musica per il loro stesso suono: con le proprie parole, l’animale-uomo sa costruire intorno a sé un perfetto specchio di illusioni, riducendo la realtà a un “pallido facsimile” fatto di “false conversazioni a telefoni inesistenti”. Eppure, quelle stesse parole hanno anche il potere di portare con sè “una differente nomenclatura”, di restituire alle cose il loro significato. Nomina sunt consequentia rerum, ammonivano gli antichi. In fondo è proprio in questo che sta la nobiltà dell’uomo: dare alla realtà il suo vero nome.

febbraio 18, 2009 at 1:04 PM 1 commento


Iscriviti al gruppo Alphaville su Facebook
Vista il sito dell'Associazione CINEROAD
Videosettimanale telematico di attualità e cultura
il suono degli strumenti
febbraio: 2009
L M M G V S D
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
232425262728  

Archivi

Blog Stats

  • 180.050 hits