Archive for gennaio 27, 2009

Massimo Bubola – Dall’altra parte del vento ( cd )

Dall'altra parte del vento

Duemilaeotto anno della maturità per Massimo Bubola. Prima se ne esce con Ballate di Terra e d’Acqua, poetico e poderoso disco di rock delle chitarre, a parere di chi scrive il migliore della sua carriera e disco dell’anno. Poi celebra l’amico Fabrizio De André con questo Dall’Altra Parte del Vento, rivisitazione delle canzoni composte con lui nella lunga collaborazione durata dal 1977 al 1990. L’altra faccia di Massimo Bubola, verrebbe da scrivere, se non fosse che invece queste canzoni suonano esattamente come i suoi pezzi rock. Superati i primi due ascolti, per ripulirsi le orecchie dagli arrangiamenti a cui eravamo abituati, i nuovi arrangiamenti suonano come l’attuale rock delle chitarre di Bubola (ed infatti al suo fianco c’è sempre il chitarrista Simone Chivilò).
Rimini, che introduce il lavoro, suona tzigana come un pezzo di Tonino Carotone. Un ritmo ipnotico che non si può fare a meno di ballare, e iniziare una festosa danza è esattamente quello che facciamo io e mia figlia ogni volta e ovunque la canzone inizia a suonare.  Tra le altre, le canzoni che suonano più straordinarie sono Fiume Sand Creek, sul massacro dei Cheyenne ad opera della milizia del Colorado, una ballata evocativa più forte che mai. Dall’altra parte del vento, canzone nuova per ricordare Faber come se fosse ancora vivo. Sally, malinconica murder ballad. Invincibili, composta con Cristiano De André. Colline Nere, continuazione della storia del fiume Sand Creek.  E poi ancora avanti per altri otto pezzi, forse più vicini alla sensibilità degli arrangiamenti tradizionali da cantautore. Un modo bellissimo di celebrare, noi e lui, l’amico fragile. 

Blue Bottazzi

gennaio 27, 2009 at 5:16 PM Lascia un commento

Lou Reed Berlin ( dvd )

C’è una generazione che ha mantenuto economicamente tutto il music business. Prendete me: ho comprato Berlin in LP. Poi l’ho comprato una seconda volta in CD. Poi ho ricomprato il CD con la copertina in cartone, sperando che la masterizzazione fosse migliore della precedente. Ho comperato Berlin dal vivo in concerto al St. Ann Warehouse. Ora ho comperato la versione cinematografica di quel concerto: fanno in tutto cinque volte Berlin. Lou Reed dovrebbe spedirmi personalmente gli auguri di Natale… Aggiungo però che raramente ho speso i mie soldi tanto bene come in questa occasione. Confesso che prima di visionare il film ero addirittura un po’ preoccupato: Berlin il disco (1973) è una straordinaria opera in rock, che racconta in modo quasi cinematografico l’amore malato e maledetto di due junkies (Jim e Caroline) nelle città di Berlino. Nel 2006 Lou Reed ha messo assieme questo suntuoso live show in cui non solo esegue quel disco dal vivo, ma anche proietta immagini cinematografiche delle canzoni. Dunque, mi preoccupava un po’ trovarmi a confrontarle con le immagini che mi ero creato nella mia immaginazione per tutti questi anni. È un po’ come vedere il film tratto da un libro: Jim e Caroline mi avrebbero deluso?
Fin dalle prime scene è evidente che le riprese ed i montaggi sono splendidi, e la band è bella anche a vedersi. Finalmente faccio la conoscenza di quel grandissimo chitarrista che è Steve Hunter, che ho tanto amato in Rock’n’Roll Animal (1974), il capolavoro live di Lou Reed. Poi c’è il resto della band, e una intera sezione di fiati e di archi, ed un coro di bambini di Brooklyn oltre al coro di quell’ambiguo extraterrestre che è Antony e di Sharon Jones.  Da subito mi rendo conto che è giusto il colore, è giusto il suono e soprattutto è giusta anche Caroline, perfettamente catturata da Emmanuelle Seigner (nonostante sia bionda, ed io Caroline me la sia sempre immaginata mora).

Blue Bottazzi

gennaio 27, 2009 at 4:58 PM 5 commenti

Bruce Springsteen – Working on a dream ( cd – cd+dvd – 2lp )

Siccome l’ultimo Springsteen l’hanno già recensito tutti, mi prendo il tempo di ascoltarlo tranquillamente e senza patemi. Non è comunque un disco minore, è uno Springsteen importante, che riprende la storia interrotta dei suoi dischi classici. Insomma: mi piace.     Nel giro di qualche ascolto attento credo di averlo messo a fuoco. Non è un disco anni sessanta, come si raccontava. È un disco lirico. Come lo è stato trentacinque anni fa Born To Run. Quello era il canto dell’uomo all’alba che esplodeva verso la propria vita. Questo è il canto, bucolico, dello stesso uomo che oggi si sente più vicino al tramonto, che si siede nel portico della sua bella casa colonica a Woodstock, guarda le stagioni passare, ricorda gli amici che non ci sono più e canta la malinconica gioia del tramonto. Non è un caso che sotto i titoli di coda del disco scorra la musica di The Wrestler. Non è un caso che la band sia sommersa da cinematografici arrangiamenti orchestrali. È un bel disco, intimo ma allo stesso tempo aperto alle orecchie di chi lo circonda.

Blue Bottazzi

gennaio 27, 2009 at 4:53 PM 2 commenti


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