Possession di Andrzej Zulawski ( dvd )

novembre 25, 2008 at 7:22 pm Lascia un commento

Semplicemente uno dei film più allucinanti e disturbanti di ogni tempo. Il cinema di Andrzej Zulawski è considerato una sorta di tumore informe all’interno della cinematografia mondiale, e “Possession” ne è la pellicola più emblematica, in cui Isabelle Adjani (premiata a Cannes) mette i brividi e firma la sua interpretazione più convincente.
Si è scritto tanto su Possession, film maledetto (ancora oggi non è chiara la sua durata effettiva), venerato da David Lynch, il quale alla consegna del Leone d’oro alla carriera a Venezia nel 2006 lo definì la pellicola più completa degli ultimi trent’anni: horror metafisico, boutade onirico-visiva, opera provocante e malata.

In realtà il film più celebre e celebrato di Zulawski altro non è che una storia sul fallimento del rapporto di coppia. Certo, i motivi di ermetismo, se non di vero e proprio depistaggio, sono molti e disseminati non sempre con coerenza (o forse proprio per via dei numerosi tagli, mai director’s cut, che la pellicola ha dovuto subire) durante tutta la durata della pellicola. Solo altri film maledetti come “Salò o le 120 giornate di Sodoma” e “Cannibal Holocaust” hanno subito sequestri ed incomprensioni da parte della critica al pari di “Possession“.

Questa la trama: siamo nella Berlino della cortina di ferro; una Berlino immaginaria, le cui strade e piazze sono vuote quasi come se ci si trovasse all’interno di un sogno, o di un’opera di De Chirico, o ancor meglio, di Magritte. In un appartamento a ridosso del muro, metaforicamente a simboleggiare il bene e il male, yin e yang, maschile e femminile, vivono Marc ed Anna, interpretati da due bravissimi Sam Neal e Isabelle Adjani, coppia sposata con pargoletto di cinque anni. I due sono in crisi; Marc scopre che la moglie lo tradisce con Heinrich, uno strano personaggio (interpretato da un altrettanto straordinario Heinz Bennet) dedito all’uso costante di droghe che lo aiutano ad intraprendere dei favolosi viaggi onirici in cerca di Dio.
Per questo motivo Marc, che lavora nei servizi segreti tedeschi, decide di abbandonare il lavoro. I suoi datori di lavoro (loschi agenti segreti berlinesi) gli propongono un periodo di riflessione e nel frattempo lo incaricano di un tanto bizzarro quanto misterioso incarico: ritrovare uno strano tizio ricercato il cui unico indizio sembra essere quello di portare dei calzini rosa.
Esasperato dai comportamenti di Anna, Marc si affida quindi ad un investigatore privato. Questi, dopo averla pedinata lungo le strade di una Berlino inquietante ed irreale, la segue con una scusa fin dentro l’immobilito appartamento che la donna ha preso in affitto. Da lì scopre l’orripilante verità. Anna ha un secondo amante, un rivoltante essere polipesco con il quale si accoppia regolarmente. Anna elimina quindi il poliziotto ed il suo successivo aiutante che si era recato nell’appartamento a cercarlo.
A questo punto Marc si rivolge ad Heinrich e questi decide a sua volta di far visita ad Anna. Dopo avere anch’egli scoperto l’allucinante verità, si salva dalle pugnalate di un’inferocita Anna, ma viene ucciso da Marc nei bagni del bar situato proprio sotto la casa di lei. Da qui il grande ed apocalittico finale: scopriamo che Anna ha generato l’essere polipesco con un processo di partenogenesi nei corridoi della metropolitana di Berlino, in quella che viene definita una delle scene più schoccanti della storia del cinema.
Anna ha partorito due esseri: bene e male, nero e bianco, est ed ovest, maschile e femminile. Il bene si è sviluppato in un’Anna ideale, buona compagna di Marc e materna ed amorevole maestra d’asilo del piccolo figlio della coppia. Anna ha custodito e allevato la parte maligna, il Male (il bene per Zulawski non è altro che un riflesso del male) per farlo diventare un superuomo, il Marc ideale. In questa visione nichilista si trova però uno spiraglio di luce: anche il male può diventare bene. Ma a quale prezzo?

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