Fear and Desire di Stanley Kubrick ( dvd )

novembre 25, 2008 at 6:26 pm Lascia un commento

Nel 1953, Stanley Kubrick gira il suo primo lungometraggio, Fear and desire. Nonostante lo stesso regista lo abbia definito in un’intervista del 1962 «a pretentious, inept and boring film, a youthful mistake costing about 50,000 dollars» («un film pretenzioso, inetto e noioso, un errore di gioventù costato circa 50.000 dollari») e in altra sede «un maldestro esercizio di cinema amatoriale», Fear and desire è senza dubbio un’opera prima complessa e molto matura per l’allora ventiquattrenne Kubrick, sia per la ricerca tecnica che per i contenuti.

Il film è un racconto allegorico ambientato durante una guerra indefinita; narra le vicende di quattro soldati che, dopo esser sopravvissuti ad un incidente aereo, riescono a trovare rifugio in una foresta situata in territorio nemico. I quattro cercano di costruire una zattera per risalire il fiume e tornare nel proprio territorio, ma si imbattono in una donna, subito uccisa dal soldato Sidney, che aveva precedentemente cercato di violentarla. Dopo l’omicidio, Sidney, come impazzito, fugge nella foresta mentre Corby, l’ufficiale in carica, e il soldato Fletcher, si imbattono in un generale nemico e i suoi soldati: i due uccidono i nemici, ma si accorgono che questi hanno le loro stesse sembianze. Intanto il quarto soldato, Mac, prova a discendere da solo il fiume in zattera, ma viene ferito e si ritrova in preda al delirio. Corby e Fletcher fuggono in aereo, per poi attendere a valle l’arrivo della zattera: su di essa ci sono Mac, privo di coscienza, e Sidney, che, impazzito, canta nenie insensate.
In questo suo primo film, Kubrick tratta il tema della guerra con l’intenzione di sottolineare «l’assoluta inutilità della violenza e lo stretto rapporto tra violenza e follia», per mezzo di una storia che vuole raccontare in modo universale l’assurdità della guerra; un’interpretazione in un certo senso suggerita dalla voce fuori campo che introduce il film: «C’è la guerra in questa foresta. Non una guerra che sia stata combattuta o una che lo sarà, ma una qualsiasi guerra e i nemici che lottano qui non esistono finché non li chiamiamo a esistere. Questa foresta, allora e tutto quello che adesso vi accade, è al di fuori della Storia, solo le immutabili forme della paura, del dubbio e della morte provengono dal nostro mondo. Questi soldati che voi vedete parlano la nostra lingua e vivono il nostro tempo, ma non hanno altro paese che la mente».
In Fear and desire, Kubrick introduce a chiare lettere uno dei temi principali della sua filmografia, quello dell’uomo contro se stesso, e lo fa attraverso una scena che, se il regista non avesse fatto sparire tutte le copie esistenti del film, sarebbe entrata senz’altro nell’immaginario collettivo della società attuale: quella in cui i protagonisti uccidono i soldati nemici, scoprendo poi che essi hanno i loro stessi volti. Il tema del doppio in qualche modo richiama quello degli scacchi, altro motivo ricorrente del cinema di Kubrick; la scena appena descritta incarna l’essenza stessa degli scacchi: un gioco di guerra dove si concentrano la paura di perdere (fear) e il desiderio di vincere (desire), e in cui ciascun pezzo ha il suo doppio nel campo avversario. La battaglia simulata dal gioco non è soltanto una guerra tra eserciti contrapposti ma si può interpretare anche come la metafora dell’incessante lotta tra la vita e la morte, quella come già detto dell’uomo contro se stesso, ma anche tra il conscio e l’inconscio, la cui disputa mina l’integrità dell’individuo con la minaccia della follia

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