Mogwai – Hawk is howling ( cd + dvd – 2lp )

settembre 27, 2008 at 4:53 pm Lascia un commento

Riconoscibilissimo fin dai titoli delle tracce (“I’m Jim Morrison, I’m dead”, “I love you, i’m going to blow up your school”, giusto per gradire). Ad ogni nuova uscita dei cinque di Glasgow, la critica ripete la stessa filastrocca: “Eccoli, sono finalmente tornati ai fasti del passato, questo è l’album del ritorno in grande stile …”. Quasi non si accettasse l’idea che questi ragazzi scozzesi debbano ormai dividere il palcoscenico del post-rock strumentale con altre band. Nessuno potrà mai negare che i Mogwai siano arrivati per primi (o tra i primi), ma ormai il genere è pieno di ottime band che lo hanno portato al successo. Forse sarebbe meglio ammettere che i Mogwai suonano sempre e solo la loro musica. E in questo sono imbattibili. Mai un colpo a vuoto, dal 1997 ad oggi. Nessuno li avvicina nel loro territorio, che è il post-rock strumentale puro e semplice. La retorica reiterazione di pieno e vuoto, quiete e tempesta, mazzata e carezza. Non si può cercare l’effetto sorpresa del capolavoro “Young Team” (1997, appena ristampato in doppio cd deluxe), né tantomeno le morbide litanie barocche del suo splendido successore “Come and die young”(1999). Però c’è tutto il mondo dei Mogwai: i pattern fluidi sospesi sul velluto che imparammo a conoscere in “Ten Rapid”, vero esordio della band (“I’m Jim Morrison, I’m dead”, “Daphne & the brain”), le chitarre sature oltre misura (il singolo “Batcat”, che sembra uscito da “Welcome to Sky Valley” dei Kyuss), le melodie sapientemente condotte da xilofoni e campanelli (“Local Authority”), i richiami velati alle sonorità metal (“Scotland’s Shame”) e le lunghe divagazioni basso-pianoforte (“Thank you space expert”). Poi ci sono momenti durante i quali il 1997 sembra ieri. Il ritmo quadrato e il ritornello “easy-listening” di “The Sun Smells Too Loud” (si potrebbe quasi canticchiare e, perché no, ballare) e quella capacità inimitabile di stratificare il suono arrivando ai confini del caos senza caderci dentro (“The Precipice”, chi ha detto “Mogwai fear Satan”?).

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