Mum – Sing along to songs you don’t know ( cd – 2lp )
settembre 2, 2009 at 11:14 am alphavillepc2 1 commento

I Mum sono cambiati. Organico, filosofia, bouquet sonoro, tutto in questa seconda fase della band islandese emana un profumo diverso rispetto a prima. Per la verità lo spartiacque del loro stargate musicale fu il disco di due anni fa, “Go Go Smear The Poison Ivy”. A partire da quell’album, infatti, attorno ai membri cardini Gunner Tynes e Orvar Smàrason, s’è accomodato un collettivo di musicisti isolani con esperienze diverse alle spalle, su tutti la cantante e violoncellista Hildur Gudnadòttir. Dunque scordatevi i primi Mum, quelli spettrali, minimali, dark, lasciateveli alle spalle soprattutto alla luce del nuovo ed estivo Sing Along To Songs You Don’t Know. Un disco colmo di pieni e vuoti, un’intera orchestra che aggiunge inserti sonori e che poi gradualmente li sottrae. Una montagna che si sbriciola e che si ricompone in ralenti. Dall’esplosione di luci e strumenti in Prophecies & Reversed Memories ai rigagnoli di If I Were A Fish, quello dei Mum, così, è un mondo tutto da attendere, nei suoi cieli paurosamente scuri e nei mattini che si svegliano allegri. Non manca certo la passione di Smàrason per le musiche elettroniche per consolle in pieno stile Amiga-Commodore (The Smell Of Today Is Sweet Like Breastmilk In The Wind) e qualche musica “sigurosiana” (sembra un plagio Show Me), ma insomma è l’intero succo di queste “canzoni sconosciute” che ben fermenta dentro allo stomaco. Un pezzo come Illuminated ad esempio, tra cori, percussioni, xilofono, violino a rasoio è la perfetta icona di un disco imbottito di suoni e di motivi per essere ascoltato. Perché si prova gusto allo stesso modo lasciandosi andare alla preghiera pagana Ladies Of The New Century che alla filastrocca pop Hullaballabalù e si vive con partecipazione sia la parabola barocca A River Don’t Stop To Breathe che la psichedelica Last Shapes Of Never (pezzo splendido). E dunque piace molto questo nuovo corso dei Mum, forse adesso prima europei che islandesi. Forse ora meno schiavi di un cliché stilistico. Forse finalmente band completa.
Riccardo Marra
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1. Jabba the Hutt | marzo 5, 2010 alle 6:17 pm
Sono d’accordo secondo me il cambio è avvenuto anche con il precednete disco, dopo summer make good
se vi intereesa ho fatto un’intervista ai mùm nel mio blog
http://theflyingclubcup.wordpress.com/2010/01/26/la-vita-forse-finira-ma-il-capitalismo-andra-avanti/